Nel suo "Itinerario per la Terraferma Veneziana" del 1483 Marin Sanudo così descrive Mestre:

"Mestre è uno castello mia diece luntan de Veniexia, zoé per acqua cinque fino a la torre di Marghera,poi do a s.Zulian et tre fino
a Veniexia; è murato con alte mura; a' tre porte: una di Veniexia;la trivisana apresso la rocha; et quella dil campo di castelo…. A' do loze: una fuora nel borgo, et l'altra soto el palazo dil Poestà… Questo circonda mia mezo; a' uno castello sopra una porta,in modo di torre……".

Di frequente e da più parti viene posta la domanda dove sorgesse il Castello di Mestre e quali potessero essere state la sua forma e le sue dimensioni. Nel 1969 a cura del Centro Studi Storici di Mestre è stato pubblicato un atlante che raccoglie una serie di riproduzioni di particolari stralciati da antiche mappe conservate presso l'Archivio di Stato di Venezia. Nei fogli del volume il castello ed il centro
di Mestre appaiono come sono stati rappresentati dai cartografi della Repubblica di Venezia: elementi secondari nel contesto di mappe e disegni il cui scopo era la descrizione dei fenomeni idrografici della Regione veneta in generale e della Terraferma in particolare.

 

Il Castello per lo più è tracciato in modo idealizzato e schematico al punto che attraverso la serie dei disegni, e questo vale anche per quelli dei quali si è rinunciato alla pubblicazione, non è data la possibilità di conoscere quali fossero le dimensioni del manufatto, la forma ed il numero delle sue torri. Detta pubblicazione però ha il pregio di costituire il primo serio tentativo per iniziare una più approfondita indagine
sull'argomento. L'unica cosa sulla quale non vi è dubbio è l'ubicazione del Castello che si estendeva sull'area oggi circoscritta da via Manin, via Spalti, via Caneve e via Fapanni; però, anche le più moderne carte topografiche, quali la tavoletta II N del Foglio 51 della Carta d'Italia al 25.000 dell'Istituto Geografico Militare, non recano un segno che ricordi l'esistenza dell'antico
manufatto.

Elementi e particolari del Castello si trovano invece in mappe e carte più antiche e questi in tanta maggior quantità quanto più si risale
indietro nel tempo: nella mappa austroungarica del 1846, in quella napoleonica del 1809 e in quella del Catastico fatto eseguire dal Magistrato alle Acque della repubblica di Venezia nel 1781. In quest'ultima poi sono ancora individuabili, benché tracciati con grande approssimazione, tratti delle mura, alcune torri, i fossati ed i canali. Nelle carte successive questi elementi vanno scomparendo
in concomitanza con le profonde modificazioni subite dal terreno all'interno ed alla periferia del Castello. Le esigenze dell'edilizia urbana e della viabilità hanno imbonito canali, colmato fossati, abbattuto le torri e spianato le mura:
ai nostri giorni solo pochi e mal conservati ruderi stanno ad indicare il luogo dove sorgeva il Castello di Mestre.

Il Castello era costituito da una cinta di solide mura il cui periplo può essere valutato intorno a 900 metri, circondato da larghi fossati, alimentati dalle acque del Marzenego mediante un canale che si staccava dal fiume all'altezza della Chiesa di San Rocco.
Questo canale, ora completamente interrato, entrato nella cinta del Castell poco dopo l'attuale fabbricato della cassa di Risparmio piegava a sinistra per scorrere parallelo a via San Girolamo e proseguire il suo corso a mezzogiorno
di Via Caneve immettendosi infine nel Marzenego all'altezza dell'odierno ponte di via Colombo. I fossati del Castello, venuta meno la funzione militare dello stesso, furono interrati per dare spazio a strade quali via manin, via Spalti, via Santa Maria dei Battuti. Le mura erano interrotte da torri di diversa forma e dimensione il cui numero è incerto ma pare possa variare fra le undici
e le quindici unità e la causa dell'incertezza è sempre da imputarsi alla approssimativa cartografia dei secoli passati e quando questa tecnica dall'epoca napoleonica in poi si sviluppò su basi scientifiche, del Castello erano rimasti ben pochi elementi a testimoniare la presenza delle mura e delle torri.

Ai giorni nostri ad indicare l'antico Castello stanno pochi e trascurati elementi.
In un giardinetto al lato sinistro di Via Torre Belfredo chi va verso il Terraglio e la Castellana può ancora vedere un tratto delle mura e questa è la parte più consistente fra quanto è pervenuto fino ai giorni nostri. Altro tratto
interessante e pregevole è costituito dal torrione che sorge in un cortile all'altezza dell'incrocio tra via Spalti e via Santa Maria dei Battuti e la cui costruzione è attribuita ad Ezzelino. Delle numerose torri unica superstite è quella dell'orologio al cui fianco si apriva la porta di Venezia o della Loggia che dava adito al borgo di San Lorenzo ed alle vie che portavano a
Venezia ed a Padova. Quasi sempre i castelli venivano costruiti allo scopo di difendere un centro abitato ed intorno a quest'ultimo si svolgeva la cerchia delle mura e delle torri per proteggere gli uomini e le loro abitazioni dalle incursioni e dagli assalti dei nemici esterni, fossero questi formazioni organizzate militarmente o bande raccogliticce di predoni. Così pure il Castello di Mestre aveva all'interno i suoi abitanti con le relative case ed a creare i collegamenti di queste tra loro e con gli altri rioni o borghi sorgenti fuori delle mura,
c'erano alcune strade. Innanzi tutto una strada e questa aveva anche funzione militare, girava internamente tutta attorno le mura e collegava tra loro le varie torri. Calle de Lena e via Giordano Bruno, quest'ultima per il breve percorso prima di piegare a destra e proseguire verso via Torre Belfredo, ricalcano il tracciato di quella strada. Quasi al centro del Castello, nei pressi del Palazzo, ove dopo la conquista veneziana avrebbe avuto la sua sede il Podestà e Capitano, venivano ad incontrarsi formando una specie di croce le tre più importanti strade: la strada del Quartiere, la strada delle Caneve e quella del Palazzo. La strada del Quartiere collegava il Palazzo del Podestà con la Torre e la porta di Belfredo ed era così denominata poiché sulla stessa sorgeva il fabbricato destinato ad accogliere le milizie incaricate del presidio del Castello, fabbricato individuato con uno posto sulla sinistra dell'ingresso alla corte delle Settefittanze. Dal Palazzo alla porta di Campo di Castello si accedeva per via Caneve così chiamata perché lungo ad essa sorgevano rivendite di vino mentre la strada del Palazzo metteva in comunicazione con la porta della Loggia ed attraverso questa con la Piazza del Borgo di San Lorenzo.


C'erano altre strade minori: la calle di Mezzo, normale alla Strada del Palazzo (la sua attuale denominazione è calle del Gambero) e un'altra strada forse senza nome in altri tempi ora via San Girolamo, si staccava dalla strada del Palazzo, poco dopo la Torre dell'Orologio e, seguendo il corso del canaletto, passava davanti alla Chiesa di San Girolamo e per mezzo di un ponte si immetteva nella strada delle Caneve. Gli immobili più ragguardevoli all'interno del Castello erano il Palazzo del Podestà, la Provvederia e la chiesa di San Girolamo:
i soli di cui è rimasta traccia o memoria nell'anonimato delle abitazioni popolari. Il primo, costruito certamente più tardi del Castello, fu la sede dei Capitani ai tempi della dominazione trevigiana e dei Podestà durante quella veneziana. Sorgeva dove ora è il Municipio e da un disegno conservato presso l'Archivio di Stato di Venezia, disegno che riproduce uno anteriore del 30 ottobre 1514, appare più piccolo dell'attuale fabbricato, in due soli piani, con un sottoportico di soli tre archi. La presente costruzione risale invece
alla prima metà dello scorso secolo. Di fronte al Palazzo c'era la Provvideria, sede dei Provveditori della Comunità mestrina e pare che il fabbricato derivasse dal restauro e dalla trasformazione, avvenuti nel 1525, di una preesistente torre ormai caduta in rovina. La chiesa di San Girolamo, la sola situata entro il Castello murato, e la cui costruzione viene fatta risalire al XIII secolo, resta certamente l'edificio più antico che si trovasse entro la cerchia delle mura e che sia pervenuto quasi intatto ai nostri tempi. Nel corso dei secoli
molte delle sue caratteristiche sono andate perdute e prova ne sono i risultati dei lavori che hanno riportato alla luce primitive strutture. Deplorevoli ed irresponsabili manomissioni compiute a danno dell'antico tempio in tempi diversi ed ultime quelle di qualche decina di anni addietro, ne hanno notevolmente alterato l'aspetto originale. Sarebbe del massimo interesse conoscere quando ebbe luogo la costruzione del Castello di Mestre: molto probabilmente intorno al mille ad opera dei Trevisani i quali, sia pure con alterne vicende ed in
forme diverse, cercarono sempre di tenere sotto il loro dominio il territorio mestrino per l'importanza che lo stesso rivestiva sia dal punto di vista militare che commerciale. Era questa una zona di frizione dove, forse più che altrove, si scontravano gli opposti interessi di tre potenti Signorie: Venezia, Padova e Treviso. Era in ballo il possesso del Porto di Cavergnago che specialmente per Venezia e Treviso era della massima importanza, ma per il porto era legato al Castello ed anzi pare che il Castello sia stato costruito proprio a difesa
del Porto e per la sicurezza dei traffici che da ed intorno ad esso si svolgevano.

Solo chi aveva saldamente in mano il Castello era sicuro del Porto. Il Fapanni ha fatto menzione dell'esistenza di una pietra con scolpita sopra la lettere M: questa pietra era la chiave di volta dell'arco della Torre di Belfredo e la lettera fu da quello studioso interpretata come il simbolo del 1000, l'anno di costruzione del Castello. Non esiste documento che possa avallare tale ipotesi ed anzi il primo atto pervenuto fino a noi che fa cenno del Castello figura sotto la data 3 maggio 1152: è una bolla di Papa Eugenio III diretta
a Bonifacio Vescovo di Treviso nella quale sono dettagliatamente elencate le chiese, le corti, le ville, le pievi, i monasteri, le rocche ed i castelli soggetti alla giurisdizione del Vescovo trevigiano. Tra questi appare il Castello di Mestre con la pieve di San Lorenzo, il porto, la corte e tutte le pertinenze. Oltre a questo che è il primo atto che fa esplicitamente menzione del Castello,
altri ne esistono ma il più interessante è quello dell'11 novembre 1257 con il quale Alberto Ricco, Vescovo di Treviso, sfuggito alla persecuzione degli Ezzelini e rifugiatosi in Venezia, alla presenza dei profughi trevisani, riuniti
nella chiesa di San Zaccaria, consegna al Podestà di Treviso il Castello di Mestre. A nessuno è dato di sapere cosa abbia visto il castello nei primissimi tempi della sua esistenza mentre gli storici ricordano: - che nel XIII Secolo
Ezzelino da Romano lo conquistò ma non poté tenerlo che per pochi anni perché i Trevisani glielo ritolsero; - che nel XIV Secolo fu da Can Grande aggredito con ripetuti assalti e dopo lunga lotta conquistato e gli Scaligeri lo ebbero
in loro potere finchè non vennero i veneziani ad impadronirsene; - Che sempre nel XIV Secolo, la sanguinosa guerra di Chioggia non risparmiò Mestre ed i disperati attacchi delle forze della Lega si infransero contro le mura del castello validamente difeso dai mercenari della Serenissima; - Che nel XV Secolo si videro gli ultimi e inutili tentativi del Carrarese per impadronirsi di quell'importante caposaldo mestrino; - Che nel XVI Secolo le armate veneziane disfatte dalle forze della lega di Cambray ripararono in esso e che più tardi subì l'occupazione e il saccheggio da parte delle truppe spagnole e tedesche. Fu questo l'ultimo episodio e poi tutto cadde nell'oblio e nel silenzio. Seguirono i secoli della pace ed il Castello perdette ogni importanza. Un poco alla
volta le mura che il tempo e l'incuria avevano portato al dissolvimento, divennero cave di materiale destinato alla costruzione di vicini fabbricati mentre le torri furono trasformate in civili abitazioni. Il progresso, lo sviluppo demografico, le esigenze della viabilità con lenta ed ininterrotta opera di erosione, nel giro di quattro secoli distrussero quasi ogni traccia del Castello del quale non restano che pochi ruderi a ricordare le grandi torri e la solida cinta di mura
.