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Ai giorni
nostri ad indicare l'antico Castello stanno pochi e trascurati elementi.
In un giardinetto al lato sinistro di Via Torre Belfredo chi va
verso il Terraglio e la Castellana può ancora vedere un tratto
delle mura e questa è la parte più consistente fra
quanto è pervenuto fino ai giorni nostri. Altro tratto
interessante e pregevole è costituito dal torrione che sorge
in un cortile all'altezza dell'incrocio tra via Spalti e via Santa
Maria dei Battuti e la cui costruzione è attribuita ad Ezzelino.
Delle numerose torri unica superstite è quella dell'orologio
al cui fianco si apriva la porta di Venezia o della Loggia che dava
adito al borgo di San Lorenzo ed alle vie che portavano a
Venezia ed a Padova. Quasi sempre i castelli venivano costruiti
allo scopo di difendere un centro abitato ed intorno a quest'ultimo
si svolgeva la cerchia delle mura e delle torri per proteggere gli
uomini e le loro abitazioni dalle incursioni e dagli assalti dei
nemici esterni, fossero questi formazioni organizzate militarmente
o bande raccogliticce di predoni. Così pure il Castello di
Mestre aveva all'interno i suoi abitanti con le relative case ed
a creare i collegamenti di queste tra loro e con gli altri rioni
o borghi sorgenti fuori delle mura,
c'erano alcune strade. Innanzi tutto una strada e questa aveva anche
funzione militare, girava internamente tutta attorno le mura e collegava
tra loro le varie torri. Calle de Lena e via Giordano Bruno, quest'ultima
per il breve percorso prima di piegare a destra e proseguire verso
via Torre Belfredo, ricalcano il tracciato di quella strada. Quasi
al centro del Castello, nei pressi del Palazzo, ove dopo la conquista
veneziana avrebbe avuto la sua sede il Podestà e Capitano,
venivano ad incontrarsi formando una specie di croce le tre più
importanti strade: la strada del Quartiere, la strada delle Caneve
e quella del Palazzo. La strada del Quartiere collegava il Palazzo
del Podestà con la Torre e la porta di Belfredo ed era così
denominata poiché sulla stessa sorgeva il fabbricato destinato
ad accogliere le milizie incaricate del presidio del Castello, fabbricato
individuato con uno posto sulla sinistra dell'ingresso alla corte
delle Settefittanze. Dal Palazzo alla porta di Campo di Castello
si accedeva per via Caneve così chiamata perché lungo
ad essa sorgevano rivendite di vino mentre la strada del Palazzo
metteva in comunicazione con la porta della Loggia ed attraverso
questa con la Piazza del Borgo di San Lorenzo.
C'erano altre strade minori: la calle di Mezzo, normale alla Strada
del Palazzo (la sua attuale denominazione è calle del Gambero)
e un'altra strada forse senza nome in altri tempi ora via San Girolamo,
si staccava dalla strada del Palazzo, poco dopo la Torre dell'Orologio
e, seguendo il corso del canaletto, passava davanti alla Chiesa
di San Girolamo e per mezzo di un ponte si immetteva nella strada
delle Caneve. Gli immobili più ragguardevoli all'interno
del Castello erano il Palazzo del Podestà, la Provvederia
e la chiesa di San Girolamo:
i soli di cui è rimasta traccia o memoria nell'anonimato
delle abitazioni popolari. Il primo, costruito certamente più
tardi del Castello, fu la sede dei Capitani ai tempi della dominazione
trevigiana e dei Podestà durante quella veneziana. Sorgeva
dove ora è il Municipio e da un disegno conservato presso
l'Archivio di Stato di Venezia, disegno che riproduce uno anteriore
del 30 ottobre 1514, appare più piccolo dell'attuale fabbricato,
in due soli piani, con un sottoportico di soli tre archi. La presente
costruzione risale invece
alla prima metà dello scorso secolo. Di fronte al Palazzo
c'era la Provvideria, sede dei Provveditori della Comunità
mestrina e pare che il fabbricato derivasse dal restauro e dalla
trasformazione, avvenuti nel 1525, di una preesistente torre ormai
caduta in rovina. La chiesa di San Girolamo, la sola situata entro
il Castello murato, e la cui costruzione viene fatta risalire al
XIII secolo, resta certamente l'edificio più antico che si
trovasse entro la cerchia delle mura e che sia pervenuto quasi intatto
ai nostri tempi. Nel corso dei secoli
molte delle sue caratteristiche sono andate perdute e prova ne sono
i risultati dei lavori che hanno riportato alla luce primitive strutture.
Deplorevoli ed irresponsabili manomissioni compiute a danno dell'antico
tempio in tempi diversi ed ultime quelle di qualche decina di anni
addietro, ne hanno notevolmente alterato l'aspetto originale. Sarebbe
del massimo interesse conoscere quando ebbe luogo la costruzione
del Castello di Mestre: molto probabilmente intorno al mille ad
opera dei Trevisani i quali, sia pure con alterne vicende ed in
forme diverse, cercarono sempre di tenere sotto il loro dominio
il territorio mestrino per l'importanza che lo stesso rivestiva
sia dal punto di vista militare che commerciale. Era questa una
zona di frizione dove, forse più che altrove, si scontravano
gli opposti interessi di tre potenti Signorie: Venezia, Padova e
Treviso. Era in ballo il possesso del Porto di Cavergnago che specialmente
per Venezia e Treviso era della massima importanza, ma per il porto
era legato al Castello ed anzi pare che il Castello sia stato costruito
proprio a difesa
del Porto e per la sicurezza dei traffici che da ed intorno ad esso
si svolgevano.
Solo
chi aveva saldamente in mano il Castello era sicuro del Porto. Il
Fapanni ha fatto menzione dell'esistenza di una pietra con scolpita
sopra la lettere M: questa pietra era la chiave di volta dell'arco
della Torre di Belfredo e la lettera fu da quello studioso interpretata
come il simbolo del 1000, l'anno di costruzione del Castello. Non
esiste documento che possa avallare tale ipotesi ed anzi il primo
atto pervenuto fino a noi che fa cenno del Castello figura sotto
la data 3 maggio 1152: è una bolla di Papa Eugenio III diretta
a Bonifacio Vescovo di Treviso nella quale sono dettagliatamente
elencate le chiese, le corti, le ville, le pievi, i monasteri, le
rocche ed i castelli soggetti alla giurisdizione del Vescovo trevigiano.
Tra questi appare il Castello di Mestre con la pieve di San Lorenzo,
il porto, la corte e tutte le pertinenze. Oltre a questo che è
il primo atto che fa esplicitamente menzione del Castello,
altri ne esistono ma il più interessante è quello
dell'11 novembre 1257 con il quale Alberto Ricco, Vescovo di Treviso,
sfuggito alla persecuzione degli Ezzelini e rifugiatosi in Venezia,
alla presenza dei profughi trevisani, riuniti
nella chiesa di San Zaccaria, consegna al Podestà di Treviso
il Castello di Mestre. A nessuno è dato di sapere cosa abbia
visto il castello nei primissimi tempi della sua esistenza mentre
gli storici ricordano: - che nel XIII Secolo
Ezzelino da Romano lo conquistò ma non poté tenerlo
che per pochi anni perché i Trevisani glielo ritolsero; -
che nel XIV Secolo fu da Can Grande aggredito con ripetuti assalti
e dopo lunga lotta conquistato e gli Scaligeri lo ebbero
in loro potere finchè non vennero i veneziani ad impadronirsene;
- Che sempre nel XIV Secolo, la sanguinosa guerra di Chioggia non
risparmiò Mestre ed i disperati attacchi delle forze della
Lega si infransero contro le mura del castello validamente difeso
dai mercenari della Serenissima; - Che nel XV Secolo si videro gli
ultimi e inutili tentativi del Carrarese per impadronirsi di quell'importante
caposaldo mestrino; - Che nel XVI Secolo le armate veneziane disfatte
dalle forze della lega di Cambray ripararono in esso e che più
tardi subì l'occupazione e il saccheggio da parte delle truppe
spagnole e tedesche. Fu questo l'ultimo episodio e poi tutto cadde
nell'oblio e nel silenzio. Seguirono i secoli della pace ed il Castello
perdette ogni importanza. Un poco alla
volta le mura che il tempo e l'incuria avevano portato al dissolvimento,
divennero cave di materiale destinato alla costruzione di vicini
fabbricati mentre le torri furono trasformate in civili abitazioni.
Il progresso, lo sviluppo demografico, le esigenze della viabilità
con lenta ed ininterrotta opera di erosione, nel giro di quattro
secoli distrussero quasi ogni traccia del Castello del quale non
restano che pochi ruderi a ricordare le grandi torri e la solida
cinta di mura.
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